Storie di aurelio fulciniti

Pino Michienzi è stato senza alcun dubbio il calabrese errante del palcoscenico. In questi giorni ricorre il nono anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 6 febbraio 2011 all’età di 58 anni, ma egli rimane sempre vivo negli occhi di chi lo ha visto recitare ed ha goduto della sua fedele e generosa amicizia. Si può dire che è stato il Molière calabrese e non solo nel finale, poiché morì dopo aver recitato per l’ultima volta, ma perché in lui la vita e la scena erano una cosa sola: simpatico nella vita e giustamente severo sul palcoscenico, era attore anche nella vita di tutti i giorni e seppe sempre reinventarsi.

Da Catanzaro, la sua città, non ci mise poi molto a spiccare il volo.
Pino Michienzi considerava l’attore e regista teatrale Renzo Giovampietro come il suo “maestro di scena”, ma lavorò con attori e registi famosi del calibro di Giancarlo Sbragia, Enrico Maria Salerno, Glauco Mauri, Maurizio Scaparro, Luca Ronconi, Antonio Calenda, Mariano Rigillo e Michele Placido. E fu diretto finanche da Roman Polanski in “Amadeus” di Peter Shaffer, il grande testo sulla vita di Mozart da cui fu tratto anche un celebre film diretto da Miloš Forman. Ma quando tornava in città, Pino Michienzi si dedicava alla sua prima, grande passione: le poesie e gli stornelli dialettali catanzaresi.

E si prestava da fine e ironico dicitore ai versi di Achille Curcio, Benito Castagna e Giovanni Sinatora, tanto per citarne alcuni. Il tutto, senza disdegnare anche altri grandi autori calabresi come Franco Costabile, Lorenzo Calogero, Leonida Repaci e Corrado Alvaro.
U Vizzarru”, scritto da Michienzi con Sharo Gambino, è ad esempio un capolavoro strepitoso. E non recitava solo sul palcoscenico, ma anche a cena, per esempio: chi è stato testimone almeno una volta di quelle spettacolari serate conviviali non potrà mai dimenticarne neanche un secondo.
Come tutti gli attori, Pino Michienzi collezionava i cartelloni degli spettacoli teatrali in cui aveva recitato.
Fra questi, quello di “Sarto per signora” di Georges Feydeau, con una dedica di Renzo Montagnani: “Ricordati che non bisogna mai smettere di cominciare”. Lui non smise mai, e non smetteranno mai neppure la moglie Anna Maria De Luca e il figlio Luca, che con il “Teatro del Carro” portano avanti una tradizione straordinaria.

 

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