Spettacolo di angelo cosentino

Sul palcoscenico del Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro, Fabrizio Corallo ha intervistato Carlo Verdone per il terzo appuntamento della rassegna “Musica e Cinema”, curata dal sovrintendente Gianvito Casadonte e dal direttore generale Aldo Costa.

Carlo ne ha tante da raccontare e ne avrebbe ancora di più. Si emoziona durante il lungo tributo di benvenuto, si inchina alla platea, e saluterebbe tutti, uno per uno. Poi si adagia sul palco e lo percorre con la flemma profonda di chi scava nei ricordi di bambino, attore e regista esordiente, maturo artista e narratore, uomo e padre, fan e, infine, apprendista farmacista. Carlo ci diverte e si diverte, si apre con dolce naturalezza nel parlarci dei rapporti personali più interessanti con uomini e donne della sua vita artistica e familiare, per poi cambiare registro quando ci mostra, inevitabilmente, la caratura artistica e la protegge evidenziandone i caratteri unici e da non fraintendere. Si mostra come Carlo e come Verdone.

La trama della conversazione si affida all’intreccio dei retroscena più coinvolgenti delle cinque clip presentate dallo stesso Verdone: estratti di pellicole (Bianco Rosso e Verdone, Grande Grosso e Verdone, Gallo Cedrone, Viaggi di Nozze, L’Amore è eterno finché dura) commentati allo stesso modo di un padre che sfoglia l’album dei ricordi dei propri figli. Verdone usa le cinque clip per evidenziare i tratti principali della propria attitudine artistica: un esteta, un appassionato musicista, un esploratore di realtà urbane (reali, autentiche), di persone e personaggi; ci racconta alcuni tratti della sua storia, del suo percorso artistico tra le vie e le strade di un’Italia ormai lontana, sia nella forma che nei contenuti; dei suoi miti, dei suoi padri, delle sue passioni, del suo volere (a tratti intimo) e del suo aver voluto ma non aver potuto.

Carlo Verdone sa ciò che è, ciò che è stato per noi e che rappresenta: è stato un ragazzo, ora un uomo, un attore ed un regista che dobbiamo ringraziare, prescindendo da gusti o necessità. Dobbiamo custodire la sua opera, perché ci rappresenta, ci racconta, testimonia quello che siamo stati e siamo, a stento, ancora: la “provincia”, quella sociale, quella dei poveri ma onesti, dei sensibili, dei lenti, dei belli, dei rozzi, delle belle, delle bellissime, delle piazze e dei vicoli.

Verdone si distacca da Sordi, Fellini, Leone, Morricone e tutti i suoi padri e miti. Li ha elencati, li ha descritti e ringraziati come un “vero fan”. E noi a lui diremo sempre e per sempre grazie. Grazie anche per ciò che verrà: magari un ruolo drammatico, sicuramente non più personaggi, sicuramente altri film e nuove avventure (come la serie su Amazon). Quarant’anni fa produceva “Un Sacco Bello”, l’ltalia che non c’è più, che non cerchiamo più.

 

 

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