ControCorrente – l’altro editoriale di antonello migliaccio

FaziosaMente nasce da riflessioni a margine di una serata come tante, nella nostra città; si potrebbe parlare di chiacchiere tra amici di una qualunque città italiana, o europea. Sicuramente la scena apparterrebbe ad una città occidentale, immersa nel capitalismo globale e vittima di tante inadeguatezze strutturali, sociali e di pensiero.

Chi si sia dotato di una certa dose di cultura – non erudizione si badi bene – facendo affidamento alla parte migliore del vivere civile e sposando appieno i concetti di solidarietà e partecipazione, presupposti fondanti di qualunque forma di società, dalla famiglia al quartiere, dalla città o provincia al paese o nazione, non farà fatica a comprendere l’accezione di questo termine, in cui si gioca un doppio senso con la emme di FaziosaMente volutamente al maiuscolo, ad indicare doppia responsabilità nei contrasti, nelle faide, nel darsi addosso gratuitamente o con uno scopo ben preciso. La responsabilità sta nel singolo come nella collettività, dunque.

La faziosità sta dappertutto, al giorno d’oggi.
Viviamo tempi pessimi per sperare in una informazione sana e veritiera, credere nei doveri di ognuno di noi in quanto ingranaggi sani della società anziché pretendere con protervia e violenza verbale e fisica i presunti diritti che provengono da essa.
Ne siamo testimoni, indolenti e incuranti, ogni giorno nella vita reale e, ahi noi, anche in quella virtuale. Fake news mirate a screditare, sconfessare e porre in cattiva luce l’obiettivo di turno, sia si tratti di persona, idea o istituzione.

La rabbia compressa sotto strati di abusi, povertà coatta, cattiva o assente istruzione di base ( famiglia e scuola in primis ), l’insoddisfazione per il mancato inserimento nella società produttiva e sana, producono effetti devastanti per la collettività, di qualunque collettività si voglia discutere.
La politica, quella deteriore, avida e qualunquista, sfrutta la parte dolente della società e la asservisce ai propri scopi, agitando le bandiere di qualunque dittatura e di qualunque ideologia dominante: il popolo, la nazione, l’identità da difendere contro l’alterità che minaccia la propria sopravvivenza, scomodando perfino la fede, territorio privatissimo in un paese costituzionalmente laico.

Ritornando ad alzo zero, quindi al proprio territorio, la propria città, gli esempi di mal costume e inciviltà sono sotto gli occhi di tutti e ci riguardano tutti a partire dal parcheggio selvaggio e strafottente dei propri mezzi di trasporto, fino ad arrivare alla pessima gestione dei propri rifiuti, e ci fermiamo qui, senza scomodare l’arroganza di così dette lobbies e “associazioni” di professionisti che “piegano” la legge ai propri interessi.

La beneficenza e la carità “ufficializzate” e istituzionali sono uno specchietto per le allodole. E la riconciliazione, quella agognata da chi spera ancora nei valori di una democrazia, è lontana anni-luce da noi, e poco importa se i politici di turno approfittano dell’insofferenza e dei “disturbi” funzionali della città per avvantaggiarsi nella rincorsa ad una poltrona e ai favori che ne derivano in termini economici e di prestigio. La società siamo noi, innanzitutto. E a promuovere una riconciliazione per il bene di una famiglia, una città, un paese, dobbiamo partire da noi, cominciando a rispettare il prossimo e il territorio in cui viviamo.
Di tanto in tanto è benvenuta una riconciliazione, totale. Ripartiamo tutti insieme, senza contrasti e cattiva fede a vivere la città. E la città ci farà vivere.

 

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