Storie di aurelio fulciniti

Arriva il Natale e in tanti ci scopriamo “presepisti”, per dirla con Luciano De Crescenzo e il suo ineffabile professore Gennaro Bellavista. Il presepe è tradizione sempre felice e gli “alberisti”, per quanto anch’essi numerosi, rimangono in minoranza.
A Catanzaro, tuttavia, in decenni e secoli passati, c’era un presepe con una sua originalità, con una tradizione che si distingueva fra le altre,“U prisebbiu chi ssi motica”, il quale raccontava il mistero natalizio con l’intento di far partecipare chi assisteva, di coinvolgerlo.

Era una forma perfetta di “Teatro-Presepe”. Diviso in due sezioni, “U prisebbiu chi ssi motica” nella parte bassa, la più bella, quella che dà il senso e l’emozione della Natività, aveva i cosiddetti “moticaturi”che muovevano i “pupattoli”, cioè i pastori del presepe, dando loro anche la voce recitata. Nella parte alta, invece, c’era allora come oggi un panorama altrettanto magico popolato da statuette in terracotta e animali domestici allora modellati abilmente da artigiani locali straordinari. Più che un presepe inteso come tradizione, si poteva ritenere essenzialmente una forma di teatro popolare.

La vena teatrale catanzarese ha dunque radici antiche, databili a ritroso almeno fino al 1793, data in cui questo presepe fa la sua prima comparsa. Ed era davvero un teatro popolare, visto che il “vero” teatro nasceva con le luci accese dal lume fioco delle candele e si rivolgeva soprattutto ai ceti più umili.
Prova ne è il fatto che gli attori e i teatranti in generale erano decisamente malvisti e venivano quasi “esiliati”, o comunque tenuti ai margini della società.
Oggi l’artigianato dei pastori e delle statuette in terracotta si è perso, purtroppo, e l’arte dei “moticaturi” è per ora irripetibile, ma rimane il fatto che “U prisebbiu chi ssi motica”, il presepe davvero recitato, è una tradizione eclissata sì da molti anni, ma che non è affatto perduta.
In tanti potrebbero tornare a recitare il presepe. Le capacità non mancano e si tornerebbe a unire il sacro con quello che un tempo era considerato profano e che oggi è solo splendida magia, vale a dire il teatro.

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