Società di angelo cosentino

D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.” *
Sempre? Si, ma alcune devono essere cercate, rintracciate, costruite. Però, sì, le da’, dai. Ci provo io, rompo il ghiaccio. Allora, vediamo…un attimo, dammi il tempo. Ok, ci sono. Ci provo eh, vado (respiro, inspiro, non profondamente, giusto quanto basta per enfatizzare il momento). Ho paura di non essere in grado, un conto è viverla una città, un conto è interrogarla, per la prima volta, inoltre. Mi sembra di redimermi per tutte quelle volte in cui ho sprecato fiato nel parlarne male. Ora, invece, la guardo e mi vergogno al suo cospetto. Ok, dai. Ci sono, altrimenti non partiamo più.

Vado: “Catanzaro, cosa ne pensi di noi, dei tuoi abitanti, piccoli e grandi, buoni e cattivi, alti e bassi, paffuti e magri, maledetti e benedetti?
In fondo non è male come prima domanda. No, non ha ancora risposto ma lo farà e, secondo me, dirà che sono quelli che ama di più al mondo, che ama di più in assoluto. Non ha bisogno di conoscerne altri, averne altri, Catanzaro ama i suoi cittadini smisuratamente.
Ci ama come si ama. Come, come si ama? Quando si ama si ama senza un come, si ama come si deve amare, senza pensare a quanto ne serva di amore, l’amore non basta mai. E Catanzaro ci ama così, autenticamente direi. Ci ama donandoci tutta sé stessa: il deserto azzurro, si mescola con quello verde e ci avvolge, ci stringe forte, forte tra i vichi. Però ci lascia anche spazio, con i suoi vuoti, ci dà libertà.
Ci ama, ne sono certo: ci accoglie quando ritorniamo, ci attende quando andiamo via, ci manca e le manchiamo. Se non è amore questo!?

Però, se ci penso, ti chiedo, Catanzaro: “Ti senti amata? Ti senti bella quando ti guardiamo?”
Noto un leggero dispiacere nel suo sguardo, lo abbassa. Credo voglia dirci di no. Credo voglia dirci che potremmo amarla ancora meglio di quanto facciamo. Vorrebbe sentirsi unica ai nostri occhi, la più bella, anche se sa di non esserlo. Vorrebbe essere decorata e curata, strapazzata per poi essere coccolata. Vorrebbe sentirsi libera di darci come vuole e non solo come vogliamo. Non le piace quando ritorniamo da lei senza chiederle come sta, cosa sente e cosa la disturba. Vorrebbe rinascere e crescere in ognuno di noi, e custodirci per sempre ed essere custodita per sempre in noi. Ci ama, comunque, ma vuole di più, vuole che il nostro amore per lei non basti mai.

* Italo Calvino “Le città invisibili”1972.

 

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