Retaggi di sergio straface

Fossato Serralta, borgo di circa 600 abitanti della pre-Sila catanzarese, pare sia nato con la diaspora degli abitanti di Trischene, colonia magnogreca sotto la dominazione di Crotone. Abitanti che presto si accorsero quanto il legname dei pini della Sila fosse adatto a essere ridotto in fogli lavorabili a intreccio.
Grazie a quest’accortezza, numerosi fossatesi diventarono abili artigiani, maestri nel ricavare sporte e ceste per tutti gli usi, nacque più o meno così l’arte dei cestai fossatesi.
Originariamente gli artigiani fossatesi partivano per i boschi della Sila la seconda domenica dopo Pasqua, il lavoro era manuale ed era importante la scelta dei pini da tagliare per sezionarne i tronchi.

Così, rientrati in paese scortecciavano i tronchi e, ponendo un tagliere nella “menzina” del tronco, ricavavano le tegole con un taglio che sfruttava la venatura del legno. Dalle tegole si ricavavano fasci di legno che, immersi in acqua, diventavano malleabili per essere intrecciati. Si realizzavano così sporte, cioè contenitori più o meno grandi utili per il trasporto di derrate alimentari, tessuti e vestiti, sporte molto apprezzate che si diffusero in tutto il Regno di Napoli. Per intenderci, era questo un periodo in cui non esistevano ancora plastica e cartone. Accadde che presto gli sportari fossatesi ebbero il loro incontro con la storia, incontro che coincise con l’elaborazione della Macchina dei pacchi capace di meccanizzare il processo di taglio con la produzione di fasci di legno molto sottili. Gli anni erano quelli a cavallo del 1900, e la Macchina dei pacchi era un congegno prima in legno azionato a mano, poi in acciaio azionato elettricamente.

Macchina dei pacchi. Foto di Luciano Dometti

Gli artigiani fossatesi intrecciavano con grande maestria i fogli di legno; avvenne così che gli sportari fossatesi divennero cestai, fabbricanti di cesti, che si specializzarono nella realizzazione del cestino da un chilogrammo per contenere le crocette di fichi secchi, oggi patrimonio culturale e simbolo tradizionale calabrese.
E ancora, si producevano cesti e pacchi con dimensioni, forme e colori diversi per confezionare abiti da sposa, stoffe, velluti e altra merce da spedire tramite trasporto ferroviario o navale; così, in breve tempo, la produzione aumentò e i pacchi di Fossato Serralta conquistarono i mercati siciliani, pugliesi e campani per approdare a Tunisi in Africa e anche oltre oceano. È questa una delle tante storie di Calabria.

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