Storie di aurelio fulciniti 

Il Poeta è sempre vitale. E non è una questione di età. Il Poeta è vitale quando l’ispirazione è sempre giovane e viva in tutte le stagioni dell’esistenza. E il Poeta è vitale quando il suo animo, la sua vis poetandi guarda con un occhio al passato ma è sempre protesa verso il futuro anche nella tarda età della vita. Da anni, Achille Curcio non pubblicava nuove opere.
Per anni ha guardato con ironia e intatto trasporto sentimentale ciò che gli viveva attorno e da questi sentimenti di fondo ha tratto capolavori come “A scola è na virgogna”, “Ni conzaru a la gravigghia”, “U poeta non rida” (probabilmente il suo capolavoro in assoluto) e l’ultimo “È n’atru jornu”. Quest’ultimo volume, edito da pochi mesi, è  un’antologia di poesie inedite che conserva intatta la sua forza emotiva.

Nato a Borgia il 25 maggio1930, Achille Curcio vive a Catanzaro ed è profondamente legato a Montauro, dove fra l’altro è risieduta la genesi sentimentale di alcune sue opere fra le più importanti.
Questa pluralità di ascendenze, oltre alla vivida, evocativa e a volte tagliente osservazione dell’intera Calabria, con pregi, difetti, amori e pensieri lo hanno sempre reso, con consenso unanime, fra i più grandi poeti dialettali calabresi.

Il suo non è un dialetto facilmente identificabile con una precisa zona, alcuni critici e attori che ne hanno interpretato le poesie lo hanno definito “spurio”, ma questo non rappresenta per niente un difetto, bensì una qualità speciale. Il suo dialetto infatti rappresenta tutti noi calabresi, da quello più maturo e aulico del canto d’amore e dolore per la nostra terra a quello più caustico, a volte anche amaro e disincantato, ma sempre vernacoliere nel senso graffiante del termine. Lunga vita al poeta, dunque, e alla sua inesausta ispirazione.

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