L’opinione di antonello Migliaccio

Allarme! Le ansie, le frustrazioni, il senso di inadeguatezza e la sensazione di fallimento si sono emancipate trovando sfogo sui social networks: rabbia, rabbia ovunque e per qualunque motivo. Delusione, ovunque e per qualunque motivo. Risentimento, rancore, frustrazione, invidia, spesso, quasi sempre ormai, odio.
Odio facile e gratuito.

Ricerca compulsiva della notizia brutta, mai di quella che apre o mantiene un raggio di luce sulla nostra condizione umana, pronti a scannare, maledire, minacciare di morte chiunque sia ritenuto responsabile di un fastidio sociale, di un’incompetenza, di un errore. E sempre questa monocorde litania sul nostro circondario, sul luogo in cui viviamo, quartiere, paese, città o nazione che sia.

L’umanità, questa parte di umanità che pascola e razzola sui social, è una terra desolata e arida su cui non può crescere nulla di buono, protesa ad una sterilizzazione dei sentimenti che creano connessioni, come l’empatia.
Empatia è fare propria la prospettiva dell’altro, appropriarsi dell’altrui sentire per comprendere un sentire diverso, che, tuttavia, in questo modo, diventa un sentire proprio. Empatia non significa soltanto comprendere, ma condividere, soprattutto i sentimenti negativi, le paure, la sottostima di sé; trovare, in se stessi, quella parte di noi che vive, o ha vissuto, lo stato d’animo dell’altro con cui desideriamo essere empatici e tendere una mano di aiuto all’altro in difficoltà.

Mentre oggi, nel paese in cui vivo, assisto ad una tragica perdita di empatia e mi chiedo se davvero abbiamo creduto in tutti questi anni al trionfo della solidarietà, alla condivisione di terra, lavoro, vita e ad una società senza barriere sociali o pregiudizi di genere. Me lo chiedo perché tanta barbarie e cattiveria senza scrupoli, qualunquismo e crudeltà gratuita mi repellono e mi impauriscono; perché non può trattarsi soltanto di analfabetismo funzionale o degrado sociale. No.

Esiste la brutta gente ed è cattiva e pericolosa perché si nutre di odio e paura. E dunque bisogna reagire, non tollerare l’intolleranza. Fronteggiare a testa alta chiunque voglia privarci di quel poco di buono che rimane a noi umani.

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