Società di angelo cosentino 

un’area di 12.500 metri quadrati da decenni dimenticata, abbandonata al decorso naturale tipico di uno spazio incontaminato.

Un sito naturalistico e turistico nel cuore della baia di Copanello, che fa da coda al lungomare di Squillace Lido. E che male c’è? Direbbe qualcuno. D’accordo, vero.
Ma l’opzionale osservazione deve includere anche lo stato di pattumiera ottenuto con l’incuria e il menefreghismo di qualcuno, alcuni, molti ma pochi al cospetto dei ragazzi dell’Associazione Copa Bay Surf, da decenni habitué del piccolo paradiso surfistico, impreziosito dal di questi senso estetico, civico e morale espresso per mezzo di interventi di mantenimento e manutenzione, sia ordinari che straordinari.

un’area di 12.500 metri quadrati rivitalizzata, battezzata come “nuovo spazio”.

L’apprezzamento della comunità e delle istituzioni locali ha dato coraggio e supporto ai ragazzi di Copa Bay, che altro non aspettavano, dando un occhio alle parole del presidente Cerra: ““Fare surf è molto più che uno sport, è combattere le proprie paure, imparare a rispettare il mare, imparare a stare da soli e godere della natura che ci circonda. Vivere il mare tutto l’anno, questo è l’obbiettivo della Copa Bay Surf.”
C’è tutto ciò che c’è sempre stato per natura e non per sciagura.
Il valore del moto civico di Copa Bay è cristallino, sano e non cavalca l’onda (almeno questa no) dello sciacallaggio territoriale.

un’area di 12.500 metri quadrati a disposizione della comunità, anche quella degli amici a quattro zampe, con uno spazio dedicato ad accogliere i cani.
Ci sarà una spiaggia periodicamente ripulita e curata. Ci saranno dei fondali marini (poco profondi) trasparenti (e noi tutti ne conosciamo l’immenso splendore di questo nostro mare), aree ludiche ed un percorso sensoriale all’interno del vicino palmeto.
Ci sarà un “nuovo spazio” finalizzato all’educazione e allo sviluppo ecosostenibile, alla difesa della biodiversità, alla valorizzazione del turismo responsabile e, infine, a ricordare quanto sia bella la nostra terra, azzurro il nostro mare, dorata la nostra spiaggia e innata la nostra incuria e la nostra pigrizia. Come quando un “mare moto” trasforma la terra che lo accoglie e tramuta e ne diviene nuova, riemersa quasi.

 

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