Tag Underground Renato Failla

Se fossimo stati intorno ai primi anni 2000, il contenuto di quest’articolo sarebbe stato totalmente diverso da quello che andrete a conoscere tra poco. Le gioie delle feste natalizie, delle grandi mangiate in famiglia, dei regali, dell’albero, dei ritorni a casa, sarebbero state una delle poche occasioni per le nostre città calabresi di vivere i fasti di un’accoglienza del ritorno carica di entusiasmo, aspettative e soprattutto riverenza nei confronti dei concittadini che dall’estero (qualunque posto inteso fuori regione) avrebbero ripopolato, anche se per pochi giorni, centri città tristi durante tutto il resto dell’anno.

Per fortuna, e finalmente, siamo nel 2018 e seppur in mezzo a mille problemi in più che nel 2000 non avremmo neanche immaginato, le feste natalizie nella gran parte delle grandi città calabresi (e non solo) non hanno più il sapore del sabato del villaggio ma sono quasi il saggio finale per chi è rimasto al Sud a lavorare tutto l’anno per mantenere viva la propria città.

Anche quest’anno ho avuto la fortuna di notare ciò che ormai esiste da qualche anno: delle città pronte ad accogliere il ritorno dei figliol prodigi («come breathe with me, breathe with me» questa forse la capiranno in pochi. nda) in assoluta scioltezza e tranquillità, senza la necessità di dover ricorrere a chi fa l’evento più grosso ma pianificando una programmazione ordinata e intelligente, forti del loro quotidiano allenamento, perché ad oggi gli eventi nelle città ci sono tutto l’anno, per chi è rimasto forzatamente o volontariamente, e le festività natalizie sono solo l’occasione per gestire un flusso maggiore di clientela e di pubblico.

Dalla redazione di Tag mi avevano chiesto di fare una carrellata degli eventi tenutisi durante queste vacanze ma, sono sincero, ho desistito per un motivo principale e di cui potremmo andare fieri un po’ tutti: sono stati troppi gli eventi in regione nell’arco di solo quindici giorni e raggrupparli tutti in poche battute sarebbe stato difficile, perché avrei dovuto fare delle scelte, escludere sicuramente più di un evento e non l’avrei trovato giusto, perché quello che i miei occhi hanno visto (e che vedono durante tutto l’anno) rappresenta una Calabria che reagisce a tante difficoltà, a tanti problemi e muri innalzati. Una Calabria fatta soprattutto di cittadini che si rimboccano le mani e fanno da soli, lì dove le amministrazioni non possono o non vogliono arrivare, tagliano i finanziamenti alla cultura (come fa ormai lo Stato Centrale, del resto), alle attività e agli eventi; alla socializzazione della conoscenza e coscienza.

E scusate se ritorno ogni tanto sugli stessi argomenti ma più il terreno diventa arido e polveroso, più vedo persone che si adoperano per non sfigurare e non far sfigurare questa terra e più sono contento di essere tra coloro che accolgono invece di essere accolto.

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