Tag Teatro  Fausto Bisantis

Pensaci Giacomino è una delle più profonde opere di Luigi Pirandello, dove la crisi della famiglia diventa specchio della crisi di una società. Un dramma civile, dalla natura tremendamente attuale, portato in scena al Teatro Comunale di Catanzaro da uno dei più grandi attori italiani, Leo Gullotta, con il quale abbiamo fatto questa bella chiaccherata.

Catanzaro è una realtà che ormai conosco bene: sono state tante volte al Teatro Politeama e ho anche presentato un libro in questa città. L’opera che sto portando in giro quest’anno e anche il prossimo è “Pensaci Giacomino” di Luigi Pirandello. E’ la prima volta che visito il Teatro Comunale e ho trovato una dimensione molto accogliente, in uno spazio ricco di storia capace di dare sempre uno slancio nuovo alla città, come sempre accade quando i teatri aumentano anziché chiudere.

Pensaci Giacomino

Pensaci Giacomino al Cinema Teatro Comunale

In realtà sono cinquantaquattro, sospesi tra tante esperienze diverse, però il legame territoriale con Pirandello c’entra ben poco. Stiamo parlando di un grande intellettuale, un premio Nobel e un autore famoso in tutto il mondo. Pensi che questo testo, che non andava in scena da trentacinque anni, è stato interpretato dai più straordinari attori italiani: si pensi a Sergio Tofani, a Turi Ferro fino a Salvo Randone, con alcuni dei quali ho avuto modo di lavorare nel corso della mia carriera. La scrittura “alta” di questo Nobel ha un carattere di modernità tale, che sembra scritto ai giorni nostri, perché compaiono tutti i temi della nostra realtà. In 100 anni il sig. Pirandello ha avuto un incredibile fiuto nell’indagare il disfacimento della società e in quest’opera ci sono tutte le tematiche che girano intorno a noi: la solitudine, la condizione femminile, l’arrivismo dei burocrati, i disagi della scuola pubblica e degli insegnanti, l’invadenza dei rappresentanti ecclesiastici, ma anche “l’uomo”, la “persona” depauperata fino al riscatto d’orgoglio. Tutto questo viene guidato dalla figura di questo professor Agostino Toti: un uomo non spento, anticonformista e paladino dei valori. La capacità di raccontare, attraverso una storia, l’umanità e il suo disfacimento morale, la dice lunga sul “naso lungo” di Pirandello nell’osservazione del reale.

Egli da sempre punta l’occhio sul mondo e su chi giudica senza sapere niente. Per questo sembra raccontare la società di oggi, dove l’avvento di Internet ha permesso a tutti di ergersi a giudici e professori di tutto e di tutti. Personalmente, non utilizzando la comunicazione dei social media, non credo nell’anonimato e negli insulti gratuiti senza una comunicazione civile e democratica. Questo purtroppo è anche colpa di una classe politica che negli anni non ha fatto altro che alimentarsi d’ignoranti che hanno “mazzolato” la scuola, la cultura, l’istruzione, togliendo continuamente risorse e leggi adeguate. Molti altri paesi che hanno attraversato, come noi, la crisi economica non hanno mai sacrificato queste aree che sono l’unica arma contro la barbarie. Loro forse non sanno o non vogliono sapere il valore e l’importanza del sapere e della conoscenza e della memoria!

Vede è difficile essere persone per bene; non esiste un vaccino per tutto. Ciò non toglie che esista una buona fetta d’informazione a servizio della conoscenza; ma tutto ciò si blocca quando entrano in scena i tuttologi che pretendono di sapere tutto, senza sapere nulla e rifiutando un qualsiasi confronto anche solo verbale perché protetti dalla sicurezza dell’anonimato. Non a caso nell’opera si mette in risalto come sia l’ignoranza a generare poi la violenza.

Questo è prima di tutto un “dramma civile” con il quale Pirandello cerca anche di tenere a bada i tanti spiriti del suo armadio. L’autore ha vissuto con una moglie pazza, con la quale ha vissuto diverse situazioni critiche, compromettendo anche il rapporto con i suoi figli. Anche lui come tanti artisti aveva un lato oscuro molto grande: ha avuto diverse amanti, era molto egoista; ma tutti questi fantasmi sono riusciti a trovare spazio sulla carta, come punti di riferimento per la riflessione.

 

 

 

Prima di considerarsi attore bisogna sviluppare la volontà e il sacrificio. È necessario crescere e studiare, perché il mestiere dell’attore, a differenza di quanto dicono molti sprovveduti, non è un lavoro facile. Come per ogni altro mestiere, vi è una superficialità nel giudizio di merito e una situazione di stallo, di fronte alle assurdità che vengono perpetrate. Un medico deve conoscere il corpo umano? Allo stesso modo l’attore che diventa interprete di altre vite lontane da sé dovrebbe conoscere i diversi linguaggi dello spettacolo, del palcoscenico, della macchina da presa, dello studio televisivo o davanti a un microfono. Il mio lavoro è scandagliare ciò che un autore ha scritto o ha vissuto e comprenderne l’anima: Prima di qualsiasi successo del pubblico, bisogna raggiungere quello con se stessi.

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