Teatro di antonello migliaccio

“ALIVE AND KICKING”! PARAFRASANDO I SIMPLE MINDS, I RAGAZZI DI ZTL RILANCIANO LA SCOMMESSA DI UNA RASSEGNA INDIPENDENTE E AUTO FINANZIATA NEL CENTRO STORICO DELLA CITTÀ.

La Zona Transitoriamente Libera – già eloquente di per sè il nome – si riaffaccia con coraggio e senso di sfida sulla scena teatrale catanzarese, proponendo una seconda stagione ricca di conferme dalla precedente e foriera di novità, nel rigoroso ambito di scene teatrali indipendenti.

Con l’immancabile supporto dei pochi, affezionati, sponsor che si concentrano più o meno attorno alla location che ospita la rassegna , il NuovoSuperCinema, ZTL si propone di arricchire la scena culturale cittadina, affiancandosi, con grandi meriti e sforzi, alle numerose altre rassegne teatrali più o meno “istituzionali”, che godono di generosi patrocini.

Il 18 ottobre scorso per l’inaugurazione della seconda stagione abbiamo avuto il piacere di rivedere Angelo Colosimo, impegnato in “Bestie Rare” semi-dramma in lingua calabra, scritto da lui stesso, che è collegato tematicamente allo spettacolo andato in scena nella scorsa stagione, “Simu e puarcu”, appartenenti entrambi alla trilogia sull’animalesco nell’uomo,  comprendente anche “Agnello di Dio”. Per la regia di Roberto Turchetta , Angelo ci racconta la storia di un bambino, vestito in divisa da calcio, che viene “colto in flagrante” durante una bravata da ragazzini ai danni di un anziano del paese, piuttosto bislacco.

Dimenticavo, lo scenario è lo stesso di Simu e Puarcu: un paese del Sud-Italia, calabrese per essere precisi, in un tempo che pare, a giudicare da pochi indizi, essere intorno agli anni novanta o giù di lì.

Continuano le analogie con Simu e Puarcu: l’ambientazione, territoriale e culturale, lo sfogo semi drammatico del protagonista, attraverso la cui voce viene alla luce il contesto di contorno. Le gerarchie non ufficiali di un paesino calabrese, il chiacchiericcio e il pettegolezzo imperanti, i tic e i vizi più o meno alla luce del giorno, quelli evidenti e quelli nascosti.

Anche in Bestie Rare la vendetta è l’esito del dramma, come in Simu E Puarcu, ma qui non c’è in gioco l’onore, bensì l’integrità e la naturalezza che appartengono di diritto all’adolescenza e che sono negate da abusi e soprusi sessuali da parte di chi, come il prete del paese in cui si svolge la narrazione, approfitta del proprio ruolo sociale e comunitario per sfogare la sua bestialità, trend d’union della trilogia dell’autore. Ciò che all’inizio della narrazione compulsiva, acrobaticamente altalenante tra  fluente italiano e colorito dialetto, del ragazzino colpevole di una marachella non tanto innocente o innocua, sembra trascinarci nell’aspetto ilare di un paese e delle sue dinamiche, più e più volte facendoci ridere di cuore nel riconoscere alcuni topoi del nostro retroterra regionale, pian piano ci traghetta verso i toni cupi, scuri, e tragici di un dramma: sopraffazione, traggiro, molestia ai danni di chi, ancora innocente, non può difendersi dalla mente perversa di un adulto e si delinea la sagoma di un orco, anzi di due, l’uno protetto dall’autorità della veste talare che indossa, che nei paesi del remoto sud è una veste ben più autorevole di tante altre; l’altro ammantato nella figura del pazzo del paese, quello che non sta tanto bene di testa. Topoi, dicevamo, luoghi, appunto, geografici e caratteriali che Angelo con maestria e sopraffino tempismo nell’alternare dinamiche da commedia e da tragedia, ci descrive e ci lascia attoniti per l’esito finale della storia che è poi il leit motiv di tante altre brutte storie: “…Non è successo. Mai. Silenzio, silenzio per favore.”  Sipario.

photo courtesy by Angelo Maggio

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