Tag Special di antonello migliaccio

Nel nome di Dio”, ovvero “Bismillah” in arabo, è l’incipit di tutte le Sure del Corano, ed è anche la cantilenante e fervida preghiera di una ragazzina tunisina residente illegalmente in Italia, che deve affrontare da sola la malattia di suo fratello e non può ricorrere all’assistenza sanitaria per ovvi motivi, nel bellissimo e lirico cortometraggio di Alessandro Grande, vincitore del David di Donatello 2018 e candidato agli Oscar di categoria per il 2019. Bismillah – questo il titolo dell’opera – è una produzione tutta calabrese, dello stesso regista e della Indaco film, con i contributi di Rai Cinema, Calabria Film Commission e Comune di Catanzaro. Abbiamo avuto la possibilità di porre qualche domanda all’autore e regista catanzarese.

Bismillah per me è stato un lavoro importante perché per la prima volta, grazie alla coproduzione con Indaco Film, Calabria Film Commission, Comune di Catanzaro e Francesco Colella, sono riuscito a raccontare una storia della mia terra e nella mia terra. In particolare, con Luca (Luca Marino proprietario della Indaco film, n.d.r) dovevamo collaborare da tanto tempo ma non c’è mai stata una vera occasione.  La Calabria Film Commission, grazie al presidente Citrigno, ha fatto un grande lavoro nello scegliere e credere in autori ambiziosi e desiderosi di portare il nome della Calabria nel mondo. Mi auguro che continuino ad operare sempre in maniera così efficace nell’interesse della nostra regione, una terra che ha tutte le potenzialità per essere valorizzata anche attraverso il cinema.

Nel 2013, quando ho girato Margerita, la questione Rom era di grande attualità perché in quel periodo furono smantellati diversi campi rom nella capitale, quindi parlare di un argomento del genere era anche una scelta coraggiosa. Sia con Margerita che con Bismillah, quindi, sono andato incontro a tematiche delicate, sperando vivamente di contribuire ad abbattere o ridurre semplicemente il pregiudizio che c’è nei confronti di chi crede in un Dio che non è il nostro o per chi ha una cultura diversa dalla nostra.  Dai risultati raggiunti al momento, ho capito che questi film, seppur brevi, possono suscitare delle ampie parentesi di riflessione.

Non posso che essere orgoglioso di poter rappresentare l’Italia nella corsa verso l’Oscar, questo premio rappresenta il coronamento del mio percorso nell’ambito del cinema indipendente e in particolare nel genere del film breve. Ho in cantiere un progetto di lungometraggio a cui sto lavorando già da un po’ di tempo. Mi incuriosisce molto anche l’idea di realizzare un prodotto seriale, sarebbe una grande opportunità quella di poter approfondire diversi aspetti di una storia mettendo a fuoco le tante facce del lato umano che con mezzi come il corto non si possono raccontare. Di certo la fiamma della passione deve rimanere sempre accesa, la voglia di superarsi deve essere costante, che sia per un corto o per un lungo, perché solo in questo modo si può avere la forza per portare avanti un progetto con la giusta dedizione.

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