Tag Underground di renato failla

Spesso mi chiedo come ci si senta davvero a vivere in Calabria, se tutte quelle vite patinate, ma spesso anche grigie, delle grandi città che producono, e dei grandi salotti che si animano di gente che fa, produce, s’incontra, crea, siano effettivamente da guardare con ammirazione e magari invidiare anche un po’.

Me lo chiedo perché nel settore dello spettacolo ci abito da un po’, sia come fruitore che come “animatore” di questo strano grande mondo; e allora lo vedo da tutti e due i lati accorgendomi di pregi e difetti e emozionandomi spesso davanti a piccole cose che accadono ogni giorno davanti ai nostri occhi poco curiosi, che scuotono dal sottosuolo con piccole scosse telluriche che se messe insieme – giorno dopo giorno, anno dopo anno – diventano un terremoto di cui avere timore o, forse in questo caso, di cui meravigliarsi.

E allora mi chiedo come mai, se il tasso di fuga dall’Italia ad oggi è agli stessi livelli altissimi del dopoguerra (e maggiormente al Sud), in Calabria si continui ad operare, ad ingegnarsi e a creare nuove realtà in ambito artistico (che sia musica, teatro e tutto ciò che lo riguarda).

Forse alla fine saranno più gli addetti ai lavori che i fruitori?

In realtà credo che la nascita di OFFEN, l’ultima tra le realtà nate qui in Calabria in ordine di tempo, sia il continuo evolversi di quel coraggio che una sempre meno piccola fetta di calabresi continua ad avere, perché oggi è sicuramente un rischio avviare un’attività che si regga esclusivamente sul contributo dei cittadini; ancor di più se si parla di un circolo come OFFEN, nuova realtà associativa cosentina che poggia le sue fondamenta proprio sull’interazione con la città e i suoi cittadini, veri protagonisti della crescita di un centro di aggregazione dove poter esibire le proprie idee.

OFFEN come centro di «diffusione, promozione e produzione di iniziative e progetti artistico-espressivi ad ampio raggio, con l’intento di costruire una vera e propria fucina creativa basata sui valori dell’incontro, della crescita collettiva, dell’apertura mentale e del sostegno reciproco».

Così, il manifesto che campeggia sul sito dell’associazione rafforza la volontà di non essere protagonisti ma di essere contenitore di chi desidera essere il centro di una crescita culturale in perpetuo movimento. D’altronde, le svariate attività che andranno ad esserci da qui fino a dicembre dopo neanche un mese di apertura, dimostrano questa esigenza perché il laboratorio creativo-sonoro, quello teatrale, i concerti, le collaborazioni con già oltre dieci realtà diverse e diversificate, come se ci si trovasse di fronte ad un luogo che opera già da tanto tempo sul territorio, non possono che essere dimostrazione di una forza di volontà che fa sempre ben sperare. E forse anche queste “piccole” prove di coraggio possono aiutare ad abbassare la brutta percentuale di emigrazione, che è magari frutto della paura di non farcela in una terra che ha ancora bisogno di coraggio.

Trovate tutto e molto di più sul sito www.offenaperture.it

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